Conciliare studio e sport: come prevenire l’abbandono tra gli studenti atleti

Conciliare lo studio e lo sport, riuscendo a fare bene in entrambe le partite. Conciliare le aspettative proprie con quelle degli adulti intorno: genitori, allenatori e dirigenti, troppo spesso divergenti. Conciliare l’attività di campo con le esigenze, magari, del nuovo fidanzato o fidanzata, con problemi fisici o economici. Angoli e spigoli di desideri, tempi, motivi e motivazioni, metodo e organizzazione. Per i giovani atleti è, spesso, una questione di mediazione. Di equilibri ed equilibrismi da mantenere. Di pesi, misure e aghi della bilancia.

Se qualche valore si sballa, ecco che si cade nel dropout: si appendono al chiodo scarpe o scarpette sportive e ci si rifugia in altri lidi meno faticosi, più comodi. Perdendo tutti i benefici dello sport in termini di benessere, salute, sviluppo di competenze utili anche fuori dal campo, nelle sfide di tutti i giorni.

Il fenomeno è sempre più ampio, preoccupante e precoce. Torneremo su recenti dati di questa piaga in Italia. Ma di sicuro e attuale interesse è quanto emerge dal report “Sport for All – Play for Life” realizzato dall’istituto internazionale Aspen con sede a Washington e relativo al sistema scolastico USA.

Tra coloro che hanno abbandonato lo sport, sui 6.000 studenti intervistati, sono 6 le principali motivazioni emerse: prevale la necessità di concentrarsi sullo studio e i compiti con il 42% di preferenze, il 32% afferma invece di non divertirsi più, seguito da un 26% che non trova a scuola lo sport di suo interesse. Uno su quattro, il 25%, non si sente abbastanza capace, il 22% per problemi organizzativi e il 21% per responsabilità famigliari.

L’indagine raggruppa le motivazioni in cinque macroaree:

  • Mancanza di divertimento e interessi
  • Pressione accademica
  • Disparità razziali e socioeconomiche (gli studenti delle minoranze e quelli provenienti da contesti socioeconomici svantaggiati sono meno propensi a praticare sport)
  • Questione dell’identità e del senso di appartenenza (alcuni studenti delle minoranze si sentono “non benvenuti” nelle squadre scolastiche)
  • L’importanza degli allenatori (il documento sottolinea il ruolo cruciale degli allenatori nel creare un’esperienza sportiva positiva per gli studenti).

In sintesi, la ricerca del prestigioso istituto americano suggerisce che affrontare il problema dell’abbandono nello sport “richiede un approccio multidimensionale che tenga conto delle esigenze e degli interessi di tutti gli studenti, che promuova un ambiente sportivo inclusivo e accogliente e che valorizzi il ruolo degli allenatori come mentori e modelli positivi”.

Nella costruzione del progetto sporteducativo del Liceo Alfa, tutto ciò è un vero e proprio pilastro. Con quelli che sono considerati solitamente problemi, ostacoli, che vengono rimodellati in opportunità individuali e collettive. Dagli orari, calibrati per conciliare gli impegni tra i banchi con quelli agonistici, alle gare, viste non come stop o intralcio alla programmazione didattica dello studente-atleta bensì come momenti di ulteriore sperimentazione, crescita e apprendimento, attraverso mini-reportage, blog, testimonianze, rilevazione di dati, che entrano nel portfolio personale e possono contribuire alla formazione peer to peer con i compagni. In un’ottica e un ambiente realmente aperto, inclusivo, sportivo.

Perchè studio e sport sono due cose molto serie e, integrandole al meglio, possono trasformarsi nel “passaporto” migliore possibile per far viaggiare le giovani generazioni verso un futuro di salute, benessere e successo.

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